Gobbolino, il gatto di casa

I Raccontastorie – Fascicolo 4

Ascolta l’audiocassetta!

      03 - Gobbolino il gatto di casa
Pag.1Pag.2Pag.3Pag.4Pag.5Pag.6

«Beh! E tu da dove salti fuori?»
I disse «forse hai fame, vorresti bere una tazza di latte nella mia cucina?» e così dicendo aprì la porta della casetta.
Gobbolino non stava in sé dallo stupore. In mezzo alla cucina c’era Rosabella, la cameriera che aveva servito Dama Alice nella torre della foresta. Era la nipote del boscaiolo.
«Rosabella, cosa ci fai qui?» si stupì il vecchio, «perché non sei con la tua dama alla torre?»
Rosabella non aveva ancora risposto quando vide Gobbolino sulla soglia.
t « –

In una notte senza stelle, il piccolo Gobbolino stava trotterellando per un sentiero della foresta, quando vide un vecchio boscaiolo che camminava davanti a lui carico di legna.
Gobbolino si sentiva solo e sperduto e fu felice di vedere qualcuno, così si mise silenziosamente alle calcagna del boscaiolo fino a che giunsero a una minuscola casetta. Il vecchio mise giù il fardello e solo in quel momento si accorse di Gobbolino.

«Mandalo via» strillò «mandalo via! È il gatto di una strega: ha fatto cadere la torre e ha svegliato il drago. Ti prego nonno, mandalo via!»
Ma il boscaiolo sollevò Gobbolino e gli parlò dolcemente: «È forse vero? Sei davvero il gatto di una strega?» Per tutta risposta Gobbolino emise un lungo e triste «mmmiaooo.» Il vecchio boscaiolo non poteva credere che un gattino così bello fosse capace di fare qualcosa di veramente malvagio e rifiutò di scacciare Gobbolino. E, benché all’inizio Rosabella brontolasse
e si rifiutasse di parlare a Gobbolino, dopo qualche giorno lo prese a benvolere anche lei.
Ogni mattina, Gobbolino stava comodamente seduto su una sedia mentre Rosabella lavava i piatti e preparava il pranzo; e ogni sera ascoltava come Rosabella chiedeva a suo nonno del denaro per comprarsi il vestito nuovo. Lo pregò e lo ripregò finché alla fine il nonno, che non era ricco, le diede una moneta d’argento.
Ora Rosabella avrebbe dovuto aspettare che la merciaia ambulante passasse da quelle parti coi suoi nastri e le sue sete. Pochi giorni dopo, la venditrice arrivò.
«Entra a riscaldarti e mostrami le tue mercanzie» disse Rosabella.
Mentre legava il suo asinelio fuori della porta, la donna ridacchiò. C’era qualcosa nella sua risata che fece rizzare il pelo a Gobbolino e lo spinse a guardarla più da vicino.
«Solo le streghe ridono così e hanno un naso così lungo e ricurvo» pensò.
Dopo molto guardare, Rosabella scelse una stoffa del colore dell’oro puro, così luminosa che luccicava
al sole. «Quanto costerebbe un vestito di questa bellissima seta?» domandò.
«Due monete d’argento» disse la strega.
«Oh, ne ho soltanto una…»
«Cosa credi, che io vada in giro regalandola la mia mercanzia?» e così dicendo la strega cominciò a raccogliere le cose.
«Un momento, un momento, aspetta. Non vorresti qualcosa in cambio? Non vorresti la mia moneta d’argento e una di queste torte? O la mia coperta di seta?
O il nostro orologio a cucù?»


«Eh, Eh, Eh!» rise la megera.
«Io mangio bacche selvatiche, dormo nei fossi e riesco a sapere che ora è guardando il sole e la luna; non mi servono né torte, né coperte, né orologi. Ma c’è una cosuccia che prenderei in cambio, cara. Dammi quel bel gatto e la tua moneta d’argento e io ti darò
la stoffa!» «Ma il gatto è di mio nonno» disse Rosabella.
«Non mi perdonerebbe mai se dessi via Gobbolino.» «Beh, non importa, ma se cambi idea sappi che io sarò nella capanna di legno in fondo alla foresta per tre giorni!» Durante i due giorni seguenti, Rosabella fu di pessimo umore,
ma d’improvviso il suo atteggiamento cambiò. Offrì a Gobbolino una ciotola piena di panna e gli sussurrò: «O bel Gobbolino, guarda, questo è il mio sacchetto di velluto più bello. Non pensi che sarebbe un bel lettino per te?»
«Ma che gentile» pensò Gobbolino, «sbagliavo proprio pensando che fosse una scorbutica» e con un balzo s’infilò
nel sacchetto.
Con una mossa lesta Rosabella tirò i nastri del sacchetto in modo che Gobbolino non potesse uscire.
«Ecco fatto, ora potrò avere il mio vestito d’oro. Al nonno dirò che sei
scappato.»
E corse nella foresta col sacchetto di velluto finché raggiunse la capanna. La megera stava proprio andandosene.
«Ah, Ah» gracchiò,
«sapevo che saresti venuta.»
Prese il sacchetto, lo appese alla sella dell’asinelio e diede a Rosabella la stoffa dorata in cambio di Gobbolino e della moneta d’argento.

Per giorni e giorni Gobbolino attraversò la desolata landa delle streghe dove il sole non brilla mai.
Poi un bel giorno la falsa venditrice ambulante si fermò per far visita a un’amica che abitava in una grotta sopra un’alta montagna. Davanti alla grotta stava seduto un giovane gatto nero con gli occhi verdi come l’erba.
Era Sutica, la gemella di Gobbolino!
I due gattini furono molto contenti di rivedersi. Mangiarono dalla stessa ciotola una minestra cotta nel calderone
a Gobbolino tutti i trucchi che aveva
della strega e poi Sutica mostrò
imparato.
Fece uscire una musica strana dal calderone e un’intera famiglia di porcellini volanti prese a danzare per la grotta. Rese invisibile la strega e per un momento rese Gobbolino tutto rosso come una fiamma.
«Adesso facci vedere qualcuno dei tuoi trucchi, Gobbolino!»
«Lui? Ma lui non sa far niente», sghignazzò la vecchia venditrice ambulante. «Qualche scintilla, qualche sparizione nell’aria e basta. Questo sciocco gatto rifiuta assolutamente di fare qualcosa di malvagio!»
«È vero» disse Gobbolino. «Non ho mai voluto essere il gatto di una strega.

I gatti delle streghe sono cattivi, cattivi

e cattivi. E gli incantesimi delle streghe sono così crudeli.»

«Gatto miserabile!» urlò la strega «Crudeli? È questo il modo di parlare per un gatto di strega?» E così dicendo lo acchiappò per la collottola e lo scaraventò nel calderone.

Gobbolino affondava, si dibatteva e soffocava, e tutta la magia che faceva di lui un gatto della strega svanì nella mistura puzzolente del pentolone.

«Presto, salta su fratello», disse Sutica montando su una scopa. Gobbolino mezzo soffocato riuscì a tirare fuori una zampina dal calderone

e si afferrò alla scopa.

«Aiuto, affogo, affogo!» gridò Gobbolino. Prima, quando era un gattino della strega sapeva nuotare come un pesce Ma ora poteva solo

annaspare e battere l’acqua con le zampine.

Per fortuna dei ragazzi stavano giocando sulla sponda del fiume.

Volarono su, su, sempre più in alto sopra la Montagna dell’uragano.

«Oh, grazie per avermi salvato la vita! Sutica!» singhiozzò Gobbolino. «Mille grazie davvero!»

«Non mi devi ringraziare» disse Sutica. «Dopo tutto sei mio fratello, però sei la vergogna della famiglia e non voglio vederti mai più. Ti lascio, ora. Devo tornare a casa.» Un momento dopo gridò «Salta!» e dette una lieve spinta con la zampa a Gobbolino che precipitò giù, giù, giù, e alla fine andò a cadere proprio in mezzo a un freddo fiume.

«Guardate! Guardate!» gridarono. «Un gattino.

Presto, presto, tiriamolo fuori!»

I ragazzi corsero a prendere un bastone e pescarono Gobbolino inzuppato d’acqua.

«Oh!» gridarono in coro.

«Ma è Gobbolino, il gattino che abbiamo salvato tanto tempo fa. Fai ancora uscire le scintille dal naso? Riesci ancora a sparire?»

Scosse la testa tristemente, ma i ragazzi continuarono a tenerlo affettuosamente in braccio e lo portarono a casa. «Guarda chi abbiamo pescato nel fiume mentre stava affogando! » dissero al loro babbo.

«Il gattino della strega è tornato.» I gatti delle streghe sanno nuotare  e non affogano mai» rispose il babbo. Poi prese Gobbolino

e lo osservò attentamente.

«Questo non è un gatto di strega» disse «questo è un comune gatto di casa!»

«Allora possiamo tenerlo?»

«Certo, perché no?» I ragazzi, colmi di gioia, andarono tutti a dormire.

pescato nel fiume mentre stava affogando!» dissero al loro babbo.

La moglie del fattore dette a Gobbolino una ciotola

«Il gattino della strega è tornato.» batti delle streghe sanno nuotare e non affogano mai» rispose il babbo. Poi prese Gobbolino

e lo osservò attentamente.

«Questo non è un gatto di strega» disse «questo è un comune gatto di casa!»

piena di panna. Poi il nostro piccolo gattino si arrampicò sul suo grembo e si appisolò.

Finalmente dopo tante strane avventure Gobbolino era felice e contento. Aveva trovato una casa per sempre. Era Gobbolino, il gatto di casa.