Davide e Golia

Davide e Golia

I Raccontastorie – Fascicolo 10

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      05 - Davide e Golia

 

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Davide era il pin giovane degli otto figli di Isai. I tre fratelli maggiori combattevano nell’esercito di Saul, mentre Davide era rimasto a casa a badare alle pecore del padre. Qualche notte capitava che leoni o orsi affamati aggredissero il gregge. Ma Davide non era mai scappato; e se un agnellino veniva portato via, lui ne seguiva le tracce e attaccava l’animale selvatico roteando la sua fionda di cuoio e gettandogli delle pietre. A volte aveva ucciso degli orsi grossi tre volte lui. Un giorno, Isai mande Davide all’accampamento dell’esercito del Re con doni e cibo per i suoi tre figli. Quando giunse sul posto Davide vide schierati l’esercito di Israele e quello Filisteo, pronti allo scontro. Ma i Filistei

non intendevano attaccare. Dalle loro file usci ii gigante Golia, alto il doppio di un uomo normale. Portava un’armatura cosi pesante che nessun altro avrebbe potuto reggerla. I1 suo scudo era spesso come una trave, la sua spada di bronzo lunga come un remo. Golia, in testa al suo esercito, camminava tutto tronfio avanti e indietro, e gridava frasi di sfida ai soldati di Israele. «Mandate un UOMO a combattere con me. Se io vinco, il popolo d’Israele sarà nostro schiavo. Se io vengo sconfitto, i Filistei saranno i vostri

schiavi.» Per tre volte Golia ripete la sua sfida. «Vigliacchi!» tuono, «non c’è nessuno che abbia il coraggio di combattere contro di me? Meritate di essere fatti schiavi!» Dentro la tenda di seta, Saul, il Re di Israele, era indignato. «Ma non c’è nessuno nel nostro esercito, capace di raccogliere la sfida?» gridava. «Gli dar6 una ricompensa in denaro che nemmeno si sogna, lo nominer6 comandante dell’esercito e gli dare perfino mia figlia in sposa!» Fuori dalla tenda, Davide scrutava le file dei soldati e disse ai fratelli maggiori: «A me quel gigante non fa paura. Combatterò io contro di lui.»

Ma i suoi fratelli risero e gli voltarono le spalle, dicendo «Torna a casa dalle tue pecore, ragazzo!» Però il messaggero del Re aveva udito che che Davide aveva detto e andò a riferirlo al suo padrone. «Sire, c’è una persona nell’accampamento che non ha paura del gigante Golia.»


«Chi è? Portatelo subito qui da me!» gridò Saul. Quando Saul vide Davide, il suo cuore dette un balzo. «Come può un ragazzo combattere contro un soldato incallito come Golia?! Ma se è grande tre volte te! Ti farà a pezzi!» «Io non lo credo», rispose tranquillamente Davide. «Ho ucciso degli orsi più grossi con la mia fionda, e inoltre Dio proteggerà il popolo di Israele, lo ha sempre fatto. Sono sicuro che Egli mi aiuterà a vincere.» «E allora eccoti la mia spada», disse Saul. «No, grazie», rispose Davide. «Non ho bisogno che della mia fionda!» E cosi Davide andò a combattere contro il gigante vestito com’era, nei suoi semplici abiti da pastore. Per raggiungere il campo di battaglia doveva traversare un ruscello. Si fermo, e scelse con cura cinque sassi rotondi. Da lontano vedeva Golia che aspettava, con il sole che splendeva sulla sua armatura di bronzo. II gigante si spazientì e la terra tremò sotto

i suoi passi. «Per l’ultima volta» urla, «mandate un uomo a combattere contro di me!» «Io combattere contro di te» lo apostrofe Davide. Ma, il gigante non senti nemmeno la sua vocetta infantile. «Io ti sfido, Golia.» «Tu? Tu!! Ma se sei solo un ragazzo!» Il gigante fece roteare vorticosamente la spada sulla sua testa per impaurirlo, ma Davide non si mosse. «Ti uccidere, Golia e ti taglierò la testa.»


Mentre Golia cercava di spaventarlo, Davide mise con cura una pietra nella sua fionda di cuoio e se la fece roteare sopra la testa. Una, due, tre volte fece mulinare la pietra e poi la lanciò. A una velocita impressionante ii proiettile colpi Golia proprio in mezzo agli occhi, e ii gigante piombe al suolo come un grande albero abbattuto.

Un silenzio mortale cadde

sull’esercito Filisteo. Poi, quando gli uomini si resero conto che Golia era morto, fuggirono a rotta di collo. Con la stessa spada del gigante, Davide tagliò la testa di Golia. Un coro di ovazioni si levò dalle file di Israele e i fratelli di Davide lo portarono in trionfo fino alla tenda di Re Saul. «Hai salvato la nostra gente dalla schiavitù!» gli disse il Re. «Da oggi sarai il comandante del mio esercito e vivrai a corte con me.» E cosi Davide, l’umile pastorello, rimase con il Re Saul e con il passare degli anni ne sposò la figlia, fino a diventare Re egli stesso.