Guglielmo Tell

Guglielmo Tell

I Raccontastorie – Fascicolo 17

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      01 - Guglielmo Tell
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Nella piccola città di Altdorf (sul lago di Lucerna, in Svizzera), viveva Guglielmo Tell ed era molto amato. Era il miglior marinaio dei dintorni e l’arciere più abile. Inoltre detestava il crudele Duca Gessler, inviato da una potenza straniera a governare e a saccheggiare il distretto. Il coraggio di Guglielmo Tell e la sua destrezza ne avevano fatto un eroe, tra la gente del luogo, per questo Gessler lo odiava e al tempo stesso lo temeva. Tell, per evitare possibili guai, si ritirò a vivere in montagna con il figlioletto, che amava più di chiunque al mondo. Ogni tanto, però, doveva per forza recarsi ad Altdorf a far provviste. Durante
una delle sue visite, vide che i passanti, attraversando la piazza, si inchinavano davanti a un alto palo con in cima un cappello. «Ma che succede?» chiese a una donna. «Il Duca ci ha ordinato di rendere omaggio al suo cappello ogni volta che ci passiamo davanti.» «Che idiozie! Io non m’inchinerò di certo davanti a un cappello, men che meno davanti a quello di Gessler!» E ostentamente attraversò la piazza, seguito dal figlioletto. «Alto là!» Con un cozzare di armi, un gruppo di soldati circondò Tell e lo trascinò al cospetto del Duca insieme al figlio. Gessler si strofinò le mani dalla gioia.

«Guglielmo Tell, hai trasgredito i miei ordini. Per non esserti inchinato davanti al mio cappello, potrei anche gettarti nelle segrete del Castello di Kussnacht per il resto dei tuoi giorni,» Guglielmo, a testa alta, squadrò il Duca con tutta calma. Gessler schiumava di rabbia. Non c’era proprio modo di smuovere quell’uomo? «Ma sì» pensò poi con cattiveria, «forse un mezzo c’è.» E con un’espressione soddisfatta, gli disse: «Ho sentito dire che sei il miglior arciere dei dintorni.» «Oh sì!» gridò il figlioletto di Tell. «Quindi, sarebbe un peccato che tu marcissi in prigione. Ti farò una propo Se riesci a centrare una mela con una freccia, dalla distanza di duecento passi, ti lascerò libero.» Guglielmo non riusciva a capire come mai Gessler gli offrisse questa possibilità di salvezza.
Il colpo era difficile, ma lui era sicuro di farcela. E quindi accettò. Si spostarono su un campo dove cresceva una giovane quercia e il Duca sghignazzò: «Ora legate il ragazzo all’albero e mettete la mela sopra la sua testa. Questo dovrebbe incoraggiare il nostro amico a tirare dritto!» Gessler gongolava di piacere, vedendo he Tell era impallidito. Aveva scoperto suo punto debole — l’amore era il figlioletto. Cosa avrebbe fatto Tell? i sarebbe fatto imprigionare piuttosto che rischiare di colpire il bambino? Guglielmo sentiva le sue mani tremare. E se non fosse uscito a tenerle ferme mentre prendeva la ira? Come poteva rischiare la vita di suo figlio in cambio della propria libertà? In quel momento una vocina esclamò: «Ce la farai papà, sono sicuro che ce la farai. Non preoccuparti. Io non muoverò un muscolo, finché non avrai colpito la mela.»


I soldati legarono il ragazzo all’albero, e una piccola mela rossa gli venne messa in equilibrio sulla testa. Guglielmo estrasse una freccia e armò la balestra. Il ragazzo era immobile. Vide il padre puntargli l’arma alla fronte e scorse in lampo la punta metallica della freccia scintillare al sole. Trattenne il fiato. Si udì un tang e la mela cadde ai suoi piedi… spaccata in due! Suo padre si era guadagnato la libertà. Mentre Gessler cercava di reprimere la propria rabbia, vide una seconda freccia scivolar fuori dalla giacca di Guglielmo.
«Perché ti eri preparato due frecce?» gli chiese. «Se avessi ucciso mio figlio con la prima», risposte quietamente Guglielmo, «avrei conficcato la seconda nel tuo cuore malvagio, Gessler.» Il Duca non aspettava altro. «Ti condanno a morte per tradimento, Tell!» E poi alle guardie: «Portatelo al Castello di Kussnacht, gettatelo nel sotterraneo e datelo in pasto alle belve!» I soldati legarono Guglielmo, lo misero su un vascello e si diressero verso la lugubre fortezza. «Vai a casa ragazzo!» gridò Tell al figlio che era rimasto sulla riva. «Vai a casa e aspettami.» Quando il vascello ebbe raggiunto le acque più profonde del lago, si levò dapprima una brezza, poi un vento forte.


Subito dopo, un uragano si abbatté sul lago, sollevando onde gigantesche. L’imbarcazione beccheggiava e rollava paurosamente. I soldati si sentivano male, ed erano spaventati, alla fine erano decisamente terrorizzati. «Solo Guglielmo Tell è in grado di condurci in salvo» esclamò il capitano e gli altri erano d’accordo. «Portiamo su il prigioniero» gridavano. «Facciamola governare a lui, la nave!» Appena slegato, Guglielmo afferrò il timone e volse la prua dritta sull’uragano. Riusciva appena a distinguere le rocce frastagliate della costa
che fendevano i flutti come bestie feroci, dilaniandoli. Virò bruscamente, e un’ondata enorme sollevò il vascello, che ricadde sulle rocce appuntite. Con uno schianto la chiglia si spezzò. Strappando a un soldato una balestra armata Guglielmo riuscì appena in tempo ad afferrarsi a un albero che sporgeva dall’acqua e si mise in salvo sulla terraferma. Sul vascello che affondava, i soldati stranieri vennero inghiottiti dalle acque del lago. Più lontano, sulla riva, Gessler osservava con orrore il destino dei suoi migliori soldati. Guglielmo Tell, con molta calma, mise un ginocchio a terra e, attraverso il lago in tempesta, scoccò una freccia, dritto nel cuore di Gessler. Poi, tra una fitta nebbiolina Guglielmo si inerpicò su un’aspra montagna, verso la casa dove lo attendeva il figlio. Il primo, audace passo verso l’indipendenza era stato compiuto. Dopo pochi anni, anche la Svizzera si liberò dal dominio straniero e il suo popolo ritrovò la pace e la felicità.