Il filo di Arianna

Il filo di Arianna

I Raccontastorie – Fascicolo 14

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      01 - Il filo di Arianna
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Tanto, tanto tempo fa viveva in Grecia un coraggioso e giovane principe di nome Teseo. Era figlio del Re Egeo che governava la bella città di Atene. Un giorno, mentre Teseo si trovava al porto, vide un gruppo di persone in lacrime. Sette giovani e sette fanciulle con le mani legate stavano per essere imbarcati su una nave dalle vele nere. «Chi è quella gente?» chiese Teseo a un marinaio. «Sono le famiglie delle quattordici vittime che vanno al sacrificio. Vedi quei sette giovani e quelle sette fanciulle? Stanno per essere mandati a Creta, povere anime. Che pena mi fanno!» «Ma perché? Cosa accadrà loro?» «Dio ti benedica, ragazzo. Non lo sai? Verranno dati in pasto al terribile Minotauro che vive nel Labirinto!» Teseo aveva sentito parlare del Minotauro, l’orrendo mostro con il corpo di un gigante e con la testa di un toro! Aveva corna terrificanti, denti enormi e viveva in un labirinto
nei sotterranei del palazzo di Creta, cibandosi di esseri umani. I corridoi del Labirinto erano così numerosi che chiunque vi entrasse non riusciva più a uscirne. Teseo corse al palazzo da suo padre. «Padre!» gridò, «ho appena visto quattordici giovani ateniesi trascinati a bordo di una nave diretta a Creta. Perché dobbiamo sacrificarli al Minotauro, quel terribile mostro?»

«Perché, figlio mio, molto tempo fa ci fu una guerra fra Atene e Creta. Atene venne sconfitta, e da allora dobbiamo pagare un tributo a Creta ogni sette anni, un tributo in vittime umane! Se non mandiamo questi sette giovani e queste sette fanciulle al Minotauro, il Re di Creta aprirà di nuovo le ostilità contro di noi e le vittime saranno ben più numerose.» «Ma se qualcuno uccidesse il Minotauro?» «Nessuno fino ad oggi è uscito vivo dal Labirinto. Chi vi si avventura si perde nei suoi meandri o viene ucciso dal Minotauro.» Teseo corse di nuovo al porto, verso la nave dalle vele nere dove i quattordici giovani attendevano tristemente di partire. Le loro famiglie e i loro amici erano ancora là sulla banchina, in lacrime. «Ateniesi!» gridò forte Teseo. «Non piangete più. Verrò con Voi e ucciderò il Minotauro!» E con queste parole, Teseo salì a bordo della nave che salpò per Creta.
Dopo molte giornate di mare, la nave arrivò alla bella isola di Creta. Alto su una rupe si ergeva il magnifico palazzo del Re Minosse, i cui soldati guidarono i giovani e le fanciulle su per un sentiero attraverso la scogliera. L’interno del palazzo era tutto decorato d’oro e d’argento. Le stanze erano abbellite da ricchi mobili e le pareti coperte da pitture di tori rampanti e di delfini che danzavano. Nel grande atrio il re Minosse sedeva su un trono d’oro. Aveva una lunga barba bianca e abiti di seta. «Ne aspettavo solo quattordici» disse.

«Come mai il Re Egeo ne ha mandati quindici?» Teseo si fece avanti. «Io sono il Principe Teseo, figlio del Re Egeo. Sono venuto per uccidere il Minotauro e liberare il mio popolo da questo terribile debito.» «Parole coraggiose» lo schernì il Re con un sorriso malvagio. «E visto che sei così impaziente di incontrare il mostro, domani sarai il primo uomo a entrare nel Labirinto.» In un angolo della grande sala, si trovava la bella principessa Arianna.
Quando vide Teseo, si innamorò subito di lui. «Devo aiutare questo bel giovane coraggioso» pensò. Quella stessa notte, scivolò nella sua stanza. «Principe Teseo», sussurrò «non posso aiutarti a uccidere il Minotauro, però posso aiutarti a uscire dal Labirinto. Ti prego, accetta il mio aiuto o morirai.» «Grazie, principessa» rispose Teseo, «lo farò.» «Allora prendi questa spada e questo gomitolo di filo e nascondili sotto la tua tunica. Quando entrerai nel Labirinto, lega un capo del filo alla porta e srotolalo via via, mentre prosegui nei corridoi bui. Se riuscirai a uccidere il Minotauro, questo filo sarà la tua unica speranza di ritrovare l’uscita. Io ti attenderò davanti alla porta, perché poi dovrai portarmi con te ad Atene. Mio padre mi ucciderebbe se scoprisse che ti ho aiutato a fuggire.» «Farò tutto ciò che mi hai suggerito», rispose Teseo, che si era già innamorato di lei.

All’alba del giorno seguente i soldati del re condussero Teseo nel Labirinto. Quando la porta si richiuse dietro di lui, si trovò immerso nell’oscurità. Allora prese il gomitolo da sotto la tunica e ne legò un capo alla porta. Toccò con le mani le pareti: erano di roccia ruvida e pungente, Cominciò ad avanzare tentoni nello stretto corridoio, srotolando il filo man mano che avanzava. Più avanti, alla fioca luce proveniente da una fessura, poté vedere mucchi di ossa e teschi sparsi tutt’intorno. A un tratto un terribile ruggito echeggiò nei corridoi. Teseo udiva i tonfi sordi dei passi del mostro che si avvicinava. Improvvisamente la spaventosa creatura gli balzò addosso, mugghiando

e ruggendo. Ma il principe lo scartò con un balzo, appiattendosi contro la roccia. Di nuovo il Minotauro si avventò contro di lui e questa volta Teseo gli sferrò un tremendo colpo al petto. Il mostro cadde all’indietro stordito e il coraggioso principe lo afferrò per le enormi corna aguzze. Il Minotauro ruggì di nuovo digrignando i denti. Fu allora che Teseo sguainò velocemente la spada e la affondò tre volte nel cuore della bestia che con un ennesimo, spaventoso ruggito crollò al suolo e giacque senza vita.
Nell’oscurità Teseo cercò il gomitolo di filo che gli era caduto. Lo trovò e, arrotolandolo via via che rifaceva il cammino inverso, si fece strada nei corridoi bui e ventosi del Labirinto, fino a raggiungere la porta dove Arianna lo aspettava. Vedendo Teseo tutto macchiato di sangue, Arianna gli corse incontro e lo abbracciò con ardore. Poi, si staccò da lui: «Dobbiamo affrettarci, prima che le guardie di mio padre ci trovino» gli disse guidandolo alla nave, dove le sette fanciulle e i sette giovani attendevano la loro sorte. Ma l’alba di quel giorno non vide altre tragedie, bensì una nave che salpava verso Atene!