Saputello e il mangia-maestri

Saputello e il mangia-maestri

I Raccontastorie – Fascicolo 8

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      07 - Saputello e il mangia maestri
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Saputello Quadri aveva sei anni. Era piuttosto piccolo e magrolino, con dei grossi occhiali e un visino pallido e serio. Più di ogni altra cosa al mondo desiderava essere un inventore. «Ma non puoi finché non diventi grande», disse il babbo. «Ma io sono un genio», ribatté Saputello. «Sì», sospirò la mamma «è proprio vero.» La mamma di Saputello sapeva che vivere con un genio è molto difficile. I geni hanno la tendenza a credere che sia l’ora della merenda mentre invece è soltanto l’ora di far colazione. E con i biscotti

ci costruiscono delle cose invece di mangiarseli. E usano sempre dei paroloni. Quella mattina la signora Quadri preparò il pranzo presto perché voleva dedicarsi alle pulizie di Pasqua. Dopo un po’ la cucina era piena di secchi, stracci e strofinacci. «Ci deve pur essere un mezzo più veloce per fare le pulizie», si disse Saputello e andò nella sua piccola officina dietro l’orto dei cavoli. In men che non si dica aveva costruito una lunga macchina dall’aspetto curioso. Aveva un becco da una parte e un sacchetto di plastica dall’altra ed era tenuta insieme da tubi di gomma. «Cos’è?» chiese la signora Quadri quando Saputello apparve sulla porta con la nuova invenzione. «È un Estrattore di Polvere, naturalmente.» E prima che la signora Quadri potesse fermarlo, l’aveva messo in funzione.

«Funziona!» esultò Saputello, mentre un rumore assordante sovrastava gli strilli della signora Quadri. Scope e stracci vennero risucchiati dall’Estrattore di Polvere. Un barattolo di marmellata volò via dal tavolo, seguito da tazze, piattini e infine dalla tovaglia. Saputello era entusiasta perché non tutte le sue invenzioni funzionavano. La macchina si diresse verso la cucina a gas. I coperchi volarono via dalle pentole e le patate e i piselli schizzarono fuori e si infilarono nei tubi dell’Estrattore di Polvere seguiti dall’acqua bollente… Per ultimo lo sportello del forno si spalancò e l’arrosto di maiale schizzò fuori. «Sei un disastro!» tuonò la mamma di Saputello. «Vai in camera tua e non ti muovere di lì» disse il babbo. «Mi dispiace», disse Saputello. Come era difficile essere così intelligenti!

Per un’intera settimana Saputello si comportò bene. Dette il suo Estrattore di Polvere al robivecchi e se ne stette tranquillo in giardino a contare le api.


Il signor Quadri e sua moglie cominciarono a preoccuparsi. «Non credi che abbiamo un po’ esagerato arrabbiandoci così?» si dicevano l’un l’altra. «Se almeno inventasse qualcosa di piccolo…» Il giorno dopo Saputello andò a scuola. Siccome era molto bravo, era già in quarta. Avrebbe dovuto essere in prima classe, ma la maestra non ce lo voleva perché lui continuava a correggere lei. Il maestro Arcigni della quarta, invece, era andato all’Università e c’erano un paio di cosette che Saputello non sapeva. Quel giorno il maestro Arcigni era di cattivo umore. Aveva tirato un pezzo

di gesso addosso ad Alberto Fischietti e aveva trattenuto in classe tutti i ragazzi durante la ricreazione. Aveva fatto perfino piangere Giannina Verdi. «È un mostro, un mostro», singhiozzava lei. «Non piangere Giannina» disse Saputene). «Mi è venuta un’idea. Domani non dovrai più avere paura del maestro.» Dopo la merenda, andò nel suo rifugio dietro l’orto di cavoli e cominciò a darci dentro con chiodi e martello. Poi chiuse a chiave la sua officina, baciò i genitori e andò a letto. La sua testolina era stanchissima. Il mattino seguente Saputello portò a scuola la nuova invenzione.


«Ooh, cos’è?», domandarono i compagni stringendosi intorno a lui. «E un Mangiamaestri», spiegò Saputello. Il Mangiamaestri era molto grande. Era un incrocio fra un robot e un drago. Era fatto di latta e sul suo muso enorme Saputello aveva dipinto un sorriso per non spaventare Giannina. «Ooh, è fantastico, Saputello», disse lei. Saputello nascose il Mangiamaestri sotto un mucchio di cappotti fino all’ora dell’intervallo, poi lo trascinò in Prima. Il Mangiamaestri rotolò dentro e, in men che non si dica, ingoiò la Maestra. «Evviva!» gridarono i bambini. Il baccano fece uscire a precipizio gli altri maestri dalle loro classi. Batterono

le mani e alzarono la voce furibondi. Il Mangiamaestri si invaghì della Maestra di Arte. Le sue calze rosse furono l’ultima cosa che i ragazzi videro prima che lei sparisse nella macchina. «Mon Dieu!» ansimò il Maestro di Francese. Ma non poté dire di più perché venne inghiottito anche lui. La terribile macchina rotolava per il corridoio sempre più affamata. Caricava a destra e a manca inghiottendo maestri finché non ne restò nemmeno uno. Saputello mise l’invenzione in un armadio e chiuse a chiave la porta. «Bene ragazzi», disse. «Tutti in classe ora.» Tutti obbedirono. Erano felicissimi di avere Saputello come Preside. Saputello andò nello studio del Preside e si sedette a pensare.

Il giorno dopo tutti i ragazzi andarono a scuola presto. Siccome Saputello era il loro Preside, speravano di passare la mattinata a giocare e il pomeriggio a disegnare. Ma Saputello aveva “pensato”. Mise un grande cartello nell’atrio. C’era scritto: Prima Lezione: Matematica Seconda Lezione: Scienze Terza Lezione: Calligrafia Quarta Lezione: Un discorso serio di Saputello. (Firmato) Saputello il Preside. «E la ricreazione?» chiese Simone Grassocci a metà mattinata. «Il lavoro è più importante» rispose brevemente Saputello. «Ma tu non stai lavorando», disse Simone. «Tu stai solo seduto nell’ufficio del Preside.»

«Naturalmente. È quel che fanno tutti i Presidi. Rimarrete qui per il doposcuola.» Poi accadde una cosa orribile. La bidella incaricata della refezione non venne. Aveva sentito parlare della Macchina Mangiamaestri e aveva troppa paura. I ragazzi rimasero a stomaco vuoto, e Giannina cominciò a piangere. «Ho fame, Saputello», gemeva. «Anche noi», dissero Gianni e Caterina e cominciarono a piangere. «E i tuoi compiti sono troppo difficili. Non posso farli!» «Nemmeno io!» Presto tutta la scuola stava piangendo a calde lacrime. «Vorrei che tornasse la nostra Maestra», sospirò Giannina. «Lo vorrei proprio.» Saputello era arrabbiato: «Certa gente è proprio ingrata.»

In quel momento la porta si spalancò e apparve il padre di Saputello. «Allora, figlio, dov’è il Mangiamaestri?» Saputello aprì l’armadio. Il Mangiamaestri brillava alla luce della lampadina. «Bene», disse il signor Quadri. «Anch’io ho portato un’invenzione. Non è nuova, ma funziona.» Era un apriscatole. E piano piano il signor Quadri fece un grosso buco nella macchina. La Maestra di Prima rotolò fuori seguita dall’Insegnante d’Arte, la Maestra di Cucito, il Maestro di Francese… e finalmente il Preside in persona. Rotolarono in mucchio sul pavimento storditi e stropicciati. Non capivano dov’erano stati né

perché. Poi il Preside vide il Mangiamaestri e si ricordò. Diventò pallido come un cencio. «Oggi è giorno di vacanza, ragazzi. Buongiorno!» e i ragazzi applaudirono. Il signor Quadri portò suo figlio a casa. «Sei un DISASTRO!», disse; «andrai dritto dritto a letto senza merenda né cena. E non inventerai mai più niente…» «Finché non sarò abbastanza grande» disse Saputello. E allora il signor Quadri rise forte e la signora Quadri rise anche lei. E pensarono che dopotutto erano molto fortunati ad avere un genio in famiglia. Invece tutti gli altri genitori del circondario pensarono a quanto erano fortunati loro a non avere un genio in casa.